Vicariate Apostolic of Ingwavuma

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Lo stemma

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La prima decisione è stata riguardo la forma. Tre vescovi hanno scelto la forma dello scudo zulu.

La seconda decisione è stata quella di non pensare a elementi scollegati ma se possibile, avere un'immagine dove combinare gli elementi.

La terza caratteristica (non decisione) è che questi elementi fanno riferimenti a dei testi biblici ed esperienze personali.

Eccoli:

1. La visita. Da quando sono arrivato in Sudafrica nel 1994 me ne sono accorto che “la visita”, “il visitare” ha una forza particolare.

Così che la prima cosa che ho voluto indicare nello stemma è che Dio ci ha visitato. Noi lo ricordiamo tutti i giorni nella preghiera del Benedictus: “grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, per cui verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace” (Luca 1, 78 – 79). La sua visita ci ha mostrato il cammino, la verità, ci ha dato la vita. È segno della sua misericordia. Ci da luce quando esperimentiamo che si cammina nelle tenebre e nell'ombra della morte.

La visita è anche espressione di Elisabetta nel saluto a Maria: “A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?” (Luca 1, 43). Nella traduzione argentina della Bibbia si legge: “A che debbo che la madre del mio Signore venga a visitarmi?”.

È forse l'immagine più forte dello stemma: il sole che sorge

Luce nelle tenebre, vita nell'ombra della morte.

 

2. Il fatto è che la sua visita è arrivata in un modo che non si aspettava. Non è venuto com il fuoco e il potere annunciato da Giovanni il Battista nel primo capitolo di Luca. Forse è stato questo che ha fatto Giovanni inviare i suoi a chiedere Gesù se era lui colui che doveva venire o se dovevano aspettare un altro.

La Parola si è fatta carne. La Parola si è fatta fragile... Basta ricordare i testi della nascita: mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto... Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia... Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”.

Paolo in quel inno com il quale preghiamo nei vespri dice: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2, 5 – 8)

La Parola si fa carne, fragile, si fa servo, si spoglia, si umilia...

Questo mi sembra non soltanto una buona notizia ma anche immagine del nostro cammino, del nostro stile missionario. Per questo l'ho scelto come motto. Io mi sono fatto missionario perché sperimentavo il vangelo come una buona notizia da condividere. La mia formazione mi há dato il farsi carne come lo stile dell'annuncio.

 

3. Vedo anche un'altra immagine collegata a questa. Come la Parola si fa carne in Gesù, si fa carne anche nella vita delle persone. L'incarnazione non finisce in Gesù. Così che scoprire questa Parola fatta carne è saper contemplarla nella vita delle persone. L'immagine più vicina a questa esperienza è quella del tesoro nascosto. “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo.” (Mt 13, 44)

È un tesoro che deve essere scoperto. È nascosto. Si manifesta... ma riconoscerlo dipende sempre da ognuno di noi. Come la Parola fatta carne che come dice Giovanni “Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto” (1, 11), non l'hanno riconosciuta.

Lo scrigno è l'immagine visibile di questo tesoro nascosto. “L'immagine nascosta” è che io ho affidato a Mauro, Francesca e Carmen la creazione di questo stemma. Lo scrigno rappresenta loro ed altri che ho conosciuto in questi anni.

 

4. La missione è rappresentata dai sandali... nel nostro cammino in tutto il mondo verso il Regno. Mettersi in cammino. Continuare a camminare.

Si era pensato al mondo pero i sandali danno anche l'idea della semplicità del nostro stile missionario. Mettersi in cammino verso il Regno nascosto nella vita delle persone. Una missione che per noi (insieme a tutte le nostre costruzioni e strutture) è incontro con i popoli.

Penso sia espressione anche dell'atteggiamento del missionario che normalmente fa più attenzione all'altro che a sé stesso.

 

5. Sulla croce la presenza di Maria. Penso sia interessante il fatto che sia quasi una presenza nascosta... una stella com l'IMC che ci identifica come Istituto.

  • Maria si fa presente nella mia vita fin dal giorno della nascita. L'8 di maggio è il giorno della festa della Madonna di Luján, patrona dell'Argentina.

  • Poi, dal fatto di una vocazione missionaria nella nostra famiglia della Consolata

  • Da un Vicariato affidato ai Servi di Maria;

  • e che há come patronni della Catedrale: il Buon Pastore e l'Addolorata.

6. Penso di essere stato giá abbastanza lungo. Ad ogni modo, molto velocemente sottolineo altri elementi che potete vedere:

  • il bordo vuole fare presente il lavoro di arteggianato della gente della zona;

  • il sole nasce dalle montagne essendo che nel Vicariato nascono delle montagne che arrivano fino al Tanzania.

  • il leone fa presente tante cose: il mio cognome (mi dicevano che gli stemmi dei “Ponce de León” hanno sempre il leone), il vangelo di Marco che guida questo anno liturgico iniziato quasi con la nomina e che accompagna questo cammino verso l'ordinazione... e che inizia con le parole: “inizio della buona notizia...”

  • la croce... in legno, la più semplice possibile, senza nessuna decorazione che possa togliere l'intensità di quello che diceva Paolo ai Filipesi: “fino alla morte e una morte di croce”.

 

Ognuno di voi potrebbe dire: “io lo avrei fatto in un altro modo”, “io avrei scelto altri simboli... altri testi biblici”... Infatti, questo è il mio e non il vostro.

Forse l'invito è quello di pensare ad alcuni brani che hanno guidato e continuano a guidare la vostra vita ogni giorno. Quello che vivete e quello che si vorrebbe vivere.

 

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